Burkina Faso, the red earth

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Oggi voglio parlare di un viaggio speciale. Si dice che viaggiare fa bene, apre la mente… Ma questo tipo di viaggio fa molto di più, apre il cuore. Una realtà non molto lontana da noi, ma che ignoriamo perché poco informati.



Da quando ho conosciuto Adriano Nuzzo e l’organizzazione no profit Weafrica ho iniziato ad esplorare un mondo davvero sconosciuto. Il suo sorriso mitiga la dura realtà di quei luoghi. Ed ora mi è anche chiaro perché quando tutte le persone che vedono gioire Adriano accanto a quegli splendidi bambini, vorrebbero partire. Ma non è così semplice.
La verità va raccontata. Un giorno chiesi ad Adriano “Adri, ma perché nel materiale informativo che divulgate, ripetete sempre che non è facile partire? Davvero la maggior parte delle persone pensano di andare in un resort?!” e Adriano mi rispose che bisogna far capire cosa accade realmente in questa terra, perché molti non ne hanno la più pallida idea.
Abbiamo appurato la posizione geografica del Burkina Faso, che la maggior parte delle persone appunto ignora (si trova nella parte occidentale dell’Africa senza alcuno sbocco sul mare, se potesse esservi utile). È uno degli Stati più poveri al mondo, e il confine con il Mali aumenta il rischio di scontri tra i gruppi armati: la popolazione è vittima di abusi e violenze da parte di gruppi estremisti islamici e delle forze di sicurezza Burkinabé.
«Di giorno temiamo l’esercito, di notte i jihadisti». Questo è il titolo dell’ultimo rapporto di Human Rights Watch. Gli attacchi terroristici da parte dei gruppi islamici sono legati all’insicurezza nel vicino Mali.
Con gli aiuti ricevuti, il Paese ha messo in atto la Mission de Securitization du Nord per limitare le attività terroristiche ai confini settentrionali con il Mali. Ma la mancanza di risorse economiche è una delle ragioni per cui il governo del Burkina Faso non riesce a rispondere in modo adeguato: gli attacchi contro le forze di sicurezza ed i rapimenti sono aumentati.
L’economia non aiuta di certo a migliorare la disperata situazione: è basata sulla circolazione di denaro liquido, per cui il Paese fatica a mettere in atto strategie in grado di controllare e tracciare i soldi in circolazione. Il Burkina Faso, dunque, costituisce un terreno fertile per il riciclaggio di denaro e per finanziare il terrorismo.
Raccontare ciò che accade può essere davvero difficile a volte, ma le storie possono essere raccontate anche in modo alternativo.
Ogni espressione d’arte ci dà la possibilità di far vibrare l’anima, perché solo così si può iniziare a fare qualcosa di concreto che svegli i nostri cuori. Mi ha stupito molto il lavoro di Francesco Cocco, il quale fino ad ottobre ha esposto le sue foto a Roma.
La bellezza delle sue foto, rappresentative della realtà del Burkina Faso, è quella di raccontare a partire dall’aspetto umano cosa vivono queste persone nella loro quotidianità. Affascinante la definizione che Cocco dà del Burkina Faso… La terra delle “donne sospese” fra povertà e riscatto. Termini duri e profondi che possono far solo riflettere sui suoi lavori in bianco e nero.
Quello che bisogna aver ben chiaro, è che in questo Paese non esistono diritti, vanno tutti conquistati. La rigidità delle  tradizioni diventa la prigione stessa di queste persone che non sanno cosa sia la libertà.
Francesco racconta la storia di donne giovanissime, nessuna di loro supera i diciannove anni, la più piccola ne ha sedici appena, ma hanno già una storia di violenza alle spalle. Sono ospiti di un centro di accoglienza per sfuggire a matrimoni combinati o relazioni pericolose.  Burkinabé è la protagonista di questo lavoro fotografico che spiega con la massima semplicità visiva ciò che a volte è difficile spiegare con le parole.
Sfogliando le foto si conoscono uomini e giovani madri in attesa di poter avere assistenza sanitaria, anziane che sono considerate streghe e bambini che scavano in miniere d’oro abusive.

Si cerca di combattere contro la mortalità infantile e materna e l’aspettativa di vita, anche grazie a una serie di riforme che il governo del paese ha messo in atto per garantire l’accesso universale ai servizi sanitari.
Quello che più spaventa è la completa mancanza di indagini sulle violazioni dei diritti umani: uccisioni e abusi che si susseguono senza sosta e perdipiù tacendo se operati dalle locali forze di sicurezza.
Spero che questo piccolo articolo possa aprire tanto non solo la mente, ma soprattutto il cuore. Dedico queste parole al lavoro di Adriano e dei suoi collaboratori con Weafrica, che proprio ora mentre scrivo sono li a donare sorrisi.

@Ph by Francesco Cocco – website: http://www.francescococco.com/biography/

Forza ragazzi!!