Palermo, museo a cielo aperto

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Facciamolo accadere spesso, partire è il modo più semplice per ricaricarsi.

Questa volta meta prediletta, Palermo!

La mia voglia di mare è stata subito esaudita, appena arrivata sono già a Mondello, la spiaggia dei palermitani.

Sabbia bianca, viali alberati, ville in stile liberty, ristoranti, bar, negozi… E a coronare tutto è un gustoso pranzo in riva al mare.



Mi raccontano che durante il periodo estivo Mondello è molto affollata, ma in primavera il clima richiama già i primi turisti.

Da Mondello ci spostiamo per visitare la città. Una piccola sosta in albergo per rinfrescarsi e subito ci caliamo in questa suggestiva atmosfera arabo-normanna.

Palermo si fa conoscere subito, basta poco per accorgersi che questa città è un mix di culture diverse. Accanto a cupole arabe, troviamo chiese barocche e palazzi in stile liberty, teatri dal gusto neoclassico e mosaici di tradizione bizantina

Un centro storico ricco di monumenti e chiese di una bellezza che lascia senza fiato.

È stato divertente aggirarsi per le strade, dove si percepisce subito il forte senso di attaccamento alla propria terra, anche e soprattutto per come ne vengono valorizzati i prodotti: la tradizione viene rivisitata in chiave moderna. Conoscete, ad esempio, le arancine? (E mi raccomando non dite arancini…scoprite soli il perché) addirittura anche loro diventano delle piccole opere d’arte da esporre con eleganza e orgoglio, quello della cucina tipica palermitana… Mmmmhh buonissime!

Il posto più singolare che ho visitato è quello che ospita le Catacombe, descritte come “Il luogo dove i vivi incontrano i morti”.

Detto così fa sicuramente paura, ma non è solo un modo di dire. La frase chiarisce a pieno il motivo per cui i frati cominciarono a mummificare i cadaveri: dare ai parenti la possibilità di continuare a incontrare i propri cari, proprio come se quest’ultimi fossero vivi. Insomma, un modo un po’ macabro di reincontrali, ma questo luogo resta comunque uno dei più visitati dai turisti.

Camminando lungo uno dei viali del centro, affollato dalle festività in corso, vedo sulla mia sinistra Ercole, Venere, Apollo, Bacco, Diana, Adone…Sì, le figure mitologiche che hanno reso più divertente il mio liceo 🤭

Sono presso la “Fontana Pretoria” o, come la chiamano i palermitani, la “Fontana della Vergogna” per via della nudità delle statue che la circondano. Siamo sempre nella Kalsa, probabilmente il più importante dei 4 rioni in cui è suddiviso il centro storico cittadino.

Continuando il mio tour, già preparata ad ascoltare possibili termini inusuali, ecco la parola “abbainare”. Di cosa si tratta? Sapete, i venditori dei mercati devono pur richiamare in modo chiassoso! Bene, si definisce abbainare il modo in cui vengono usate allusioni e metafore per la vendita dei prodotti esposti.

Questo è quello che accade nei tre mercati più grandi della città: la “Vucciria”, “Ballarò” e il “Capo”.

Visitando il capoluogo siciliano, l’influenza di questo affascinante mix di culture si riscopre anche in cucina, assaporando in modo tipico il nostro Mediterraneo.

Non ci sono solo crocchè e arancine, Palermo è la capitale italiana dello street food, con tanto di evento dedicato nell’anno dell’Expo.

Il panino con la milza (meusa), lo sfincione (focaccia morbida con pomodoro e caciocavallo), le budella di vitello (stigghione) e le schiacciatine fritte di farina di ceci (panelle), le mie preferite… Questo, dicevamo, non è solo cibo, è molto di più: cultura popolare da cui, volendo, si può risalire alla storia della città, alle influenze francesi, spagnole, arabe e al modo in cui si sono riversate poi nei piatti della tradizione.

Fa parte dell’immaginario di tutti andando a Palermo, dedicarsi anche al dolce e non solo solo allo street food, sebbene io non sia una gran golosa di dolci.

Ma la pasticceria palermitana, secondo alcuni la più buona del mondo, merita di essere trattata a parte.

Cannoli, cassate, pasticcini alle mandorle, il gelo all’anguria, sono più che semplici sfizi, e qui non aggiungo altro.

Ripartire non è stato semplice, soprattutto lasciare quella temperatura mite che ha accompagnato le mie giornate. Mare, sole, buon cibo e una splendida compagnia… Sfido chiunque a voler ripartire!

Buona Sicilia a tutti!

 

 

Un particolare ringraziamento all’ Hotel Principe di Belmonte